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28 Apr

I timbri del pane: viaggio in Lucania tra tradizione e gusto

Oggi vi portiamo con noi in Lucania, terra magica piena di leggende, boschi e tradizioni per farvi conoscere una usanza antica che profuma di semplicità e genuinità proprio come il mondo contadino a cui appartiene:  parliamo dei timbri del pane.

Questi oggetti, che oggi sono diventate bellissime sculture riprodotte dalle mani laboriose di bravi artigiani, sono legati alla storia di Matera e del suo pane, uno dei più buoni e famosi di Italia ( provare per credere).

Fino alla meta del Novecento, si parla degli anni ’50 infatti, le famiglie materane, piuttosto umili,non possedevano nella loro abitazione un forno ed è per questo che la preparazione del pane, che doveva sfamare tante bocche per almeno una settimana, era assegnata a forni comuni (o appartenenti a famiglie più agiate)  che ogni giorno si occupavano della cottura di centinaia di pagnotte.

Le nonne e le mamme preparavano accuratamente l’impasto che veniva fatto lievitare in una grande ciotola avvolta in coperte di lana  posta poi nel letto in cui fino a pochi minuti prima aveva dormito il loro uomo e questo perché il pane era simbolo di calore famigliare e di  amore. Dopodiché davano forma al loro pane, incidevano sulla pasta una croce e recitavano una preghiera specifica:

“Cresci pane, cresci bene come crebbe Gesù nelle fasce. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”

attendendo nel frattempo che il garzone del forno passasse per il ritiro e si occupasse di ricavare una bella panella dorata in seguito  alla cottura negli antichi forni a legna. Tuttavia per evitare che la propria forma si confondesse con decine di altri pani ogni massaia personalizzava il suo pezzo con un timbro che in genere riportava le iniziali del nome e del cognome del capofamiglia. Quando il rappresentante più anziano moriva il timbro veniva sostituito con quello riportante le iniziali di chi aveva preso in mano le redini della famiglia.

I timbri erano rigorosamente di legno e venivano realizzati dai pastori durante le loro lunghe giornate al pascolo  con i tutti i tipi di legno trovati durante la transumanza: olivo, faggio, noce, acero, arancio etc. Rappresentavano sempre figure evocative della bellissima natura che li circondava : il gallo, il cane, un ramo fiorito, una lumaca e più raramente alcuni elementi architettonici tipici di palazzi cittadini.

Oltre alla destinazione tipica, i timbri del pane venivano usati da parte dei ragazzi come pegno d’amore.

Se la fanciulla lo avesse accettato ciò significava che aveva gradito le attenzioni ricevute e che lo avrebbe messo da parte attendendo di mettere su famiglia con il giovanotto , se invece il timbro fosse stato restituito allora nessun futuro avrebbe atteso i due giovani e l’uomo avrebbe dovuto trovare un’altra brava ragazza da prendere in sposa.

Oggi i timbri sono diventati bellissimi oggetti d’arte acquistati dai turisti di tutto il mondo come portafortuna o souvenir di Matera e simbolo di tradizione e cultura.

 

La foto presente in copertina appartiene al Museo Laboratorio della civiltà contadina

Le foto presenti nell’articolo sono di Massimo Casiello ed Emanuele Mancini ( due scultori del legno che vendono questi prodotti presso i loro laboratori a Matera)

 

 

 

Alessandra Cuscianna
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