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11 Giu

Vecchie porte = nuovi paesaggi

porta

Quando una porta si chiude, si può riaprire di nuovo perché é così che funzionano le porte ( Albert Einstein)

Questo è un articolo molto particolare perché in realtà è nato in maniera del tutto spontanea ed assolutamente non previsto, proprio come fanno i ciuffi d’erba in mezzo all’asfalto.

In realtà mia intenzione iniziale era solo  quella di trovare una citazione molto interessante e limitarmi alla sua pubblicazione ma, alla fine, le parole di Einstein ( quindi non proprio il primo stupido incontrato per caso) mi hanno colpito così tanto da spingermi a fare delle riflessioni che voglio condividere con voi invitandovi, qualora voleste farlo, a commentare e confrontarvi con noi che, vi posso assicurare sin d’ora: non mordiamo!!

Da amante e “collezionista mentale”  di citazioni devo ammettere di non aver mai sentito prima questa massima con la quale, tra l’altro, mi trovo profondamente d’accordo.

Nel corso degli anni sarà capitato anche a voi di esservi imbattuti direttamente o indirettamente in qualcuno che di fronte alla possibilità di rivivere una situazione già vissuta vi avrà detto che è contrario alla famosa “minestra riscaldata” a prescindere se si parli di amore, amicizia, lavoro o perché no anche famiglia.

Quella della minestra riscaldata , però, è secondo me  una scusa ( neanche troppo intelligente) che , di fatto, nasconde la mancanza di un vero interesse. Spero non si legga polemica nelle mie parole ma io penso di poter affermare con sicurezza che ognuno di noi quando tiene veramente a qualcosa o qualcuno non si pone minimamente il problema della minestra perché “la fame è così tanta da non avere neanche il tempo per pensare”!! In effetti ci sono delle situazioni rispetto alle quali non c’è proprio nulla da decidere perché “si decidono da sole”!

Le nostre decisioni più vere le prendiamo di sicuro più col cuore che con la testa e quando la testa supera il cuore allora state sicuri che seppur il vostro conscio vi voglia far credere di tenerci a qualcosa in realtà il vostro interesse non è massimo perché di fronte ad una voglia senza fine non c’è cervello che tenga!

Per questo motivo  imbattermi nella citazione di Einstein mi ha fatto enorme piacere e leggere quelle parole mi ha fatto sorridere.

In effetti non c’è niente di più vero in termini tecnici: una porta si apre e si chiude e poi si apre di nuovo e si richiude e questo per infinite volte fino a quando la porta non sarà completamente vecchia ed i suoi cardini arrugginiti. Metaforicamente parlando, quindi, nessuno ci impedisce di riaprire quella porta una volta che la abbiamo chiusa e questo anche perché, personalmente, sono convinta da sempre che dietro quella porta troveremo persone, situazioni, paesaggi e contesti nuovi e diversi ogni volta che la riapriremo.

E sapete perché?

Perché noi avremo occhi nuovi e vedremo le cose, a volte le stesse , identiche cose in modo completamente diverso.

Chi di voi ha studiato filosofia ricorderà senz’altro la teoria delle lenti colorate di Emmanuel Kant ed a chi non ha studiato filosofia la faremo conoscere noi stasera con gran piacere ma in maniera veloce e molto semplice per non annoiarvi.

Secondo Kant l’uomo può conoscere il mondo e tutto ciò che lo circonda attraverso due livelli: sensibilità ed intelletto.

Parlando in termini di sensibilità bisogna considerare due cose: da una parte ci sono io ed il mio modo di percepire il mondo e dall’altra parte c’è il mondo.  Questo significa che noi non conosciamo le cose come sono ma le cose come le percepiamo. Se fossimo nati con sopra gli occhi delle lenti colorate che fossero state rosa, blu o verdi avremmo visto il mondo che ci circonda colorato di blu, rosa o verde. Gli animali sarebbero stati blu, gli alberi blu, le persone blu etc…

Gli oggetti agiscono su di noi e ci comunicano delle sensazioni….di fronte ad un libro noi non percepiamo  il libro in sé per sé ma lo inquadriamo e ce ne facciamo una idea attraverso la sua forma , il suo peso, la sua copertina e via dicendo. La percezione non  è pertanto attiva ma passiva e noi cogliamo le cose solo se le inquadriamo in un certo tempo ed in un certo spazio.

Questa serie di informazioni o dati sensibili vengono poi unificate dall’intelletto attraverso le “categorie” che non sono altro che il modo attraverso il quale l’intelletto organizza il materiale confuso che proviene dalla sensibilità personale.

Continuando questa leggera panoramica filosofica ricorderemo che David Hume, invece, diceva: “la bellezza è negli occhi di guarda” ed anche lui aveva assolutamente ragione altrimenti non si spiegherebbe come mai di fronte allo stesso maglione, macchina, persona ognuno di noi esprima un giudizio completamente diverso. Sono i nostri occhi il vero filtro del cuore, ciò che porta dentro di noi ciò che è esterno e che lo trasforma comunicandoci delle sensazioni.

Perché vi diciamo tutto questo e che c’entra con la porta? Bè in realtà il nesso è evidente e quello che vogliamo dirvi  (opinione assolutamente personale ed opinabile) è che dietro quella porta non incontreremo una persona diversa ( se per esempio consideriamo il campo sentimentale) ma incontreremo semplicemente noi stessi o per essere più precisi il nostro nuovo io quello che è nato e si è sviluppato nel periodo in cui quella porta è rimasta chiusa. La persona dietro la porta non sarà altro che la proiezione di quello che noi siamo diventati ed è per questo motivo che il nuovo incontro e le nuove esperienze avranno come protagonisti persone nuove e diverse rispetto a quelle che si sono incontrate la prima volta. Se cambio io e cambi tu  allora cambierà anche il nostro NOI!

I sostenitori della minestra riscaldata appoggiano, invece, di fatto con il loro ragionamento la teoria per cui nulla cambia, nulla si trasforma e nulla si ricrea quindi l’esatto contrario del famoso “panta rei” di Eraclito eppure che ci piaccia o no noi cambiamo ogni giorno, a volte i cambiamenti sono quasi impercettibili ma sono costanti e saltano all’occhio solo quando grandi passi sono stati fatti. Il nostro modo di vivere le persone e le situazioni, il modo di approcciarsi agli altri, di affrontare le situazioni dipende esclusivamente dal rapporto che noi abbaiamo con noi stessi e non con gli altri, il rapporto con gli altri sarà sempre e solo una conseguenza e non un’azione diretta quindi lasciare quella porta chiusa potrebbe precludere sviluppi interessanti e stimolanti ma soprattutto potrebbe non portarci a conoscere alcuni lati di noi importanti in un cammino di evoluzione.

Se di fronte ad una porta chiusa sentiamo l’impulso di aprirla dovremmo farlo perché nulla più del nostro intuito ci può dire qual è la cosa più giusta da fare….quella porta è interna e non esterna in realtà! Non farlo significherebbe sbattercela in faccia e sarebbe un errore così come altro grave errore sarebbe quello di permettere al mondo di giudicare, criticare, limitare. Il mondo in questo caso andrebbe lasciato fuori la porta e questo perché forse il concetto più puro di mondo è nascosto dietro la porta che noi stiamo fissando titubanti e parliamo di mondo in termini di emozioni, esperienza, sensazioni, conoscenze. D’altra parte tante persone che parlano, spesso, a sproposito non possono essere definite di certo mondo ma forse ” piccolo paesino”!

Allora?

Fai un bel respiro, mano sulla maniglia e spalanca senza bussare : il tuo futuro non vede l’ora di conoscerti!!

La felicità spesso si insinua attraverso una porta che non sapevate di aver lasciato aperta (John Barrymore)

 

Alessandra Cuscianna
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