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6 Nov

Il meraviglioso universo a pois di Yayoi Kusama

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Yayoi Kusama, un moltiplicarsi di pois  in un complesso mondo di colori attraverso una complicata personalità.

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Mi sono trovata davanti  ad una delle sue zucche giganti nel centro di Kyoto, non la conoscevo ancora così bene ma mi è tornato alla memoria un motivo “polka dot” che avevo visto anni prima stampato sulle vetrine di Louis Vuitton a Firenze. Cercando il suo nome ho poi capito che sì, la mia memoria visiva non aveva sbagliato era proprio la stessa artista : Yayoi Kusama.

Mi ha incuriosito molto e da quel giorno ho letto molto sul suo conto, ho acquistato su Amazon un libro a lei dedicato uscito proprio  il 26 settembre Yayoi Kusama: From Here to Infinity. L’ho trovato un libro interessante anche da regalare ad amici appassionati di arte contemporanea. Il volume ripercorre la vita dell’artista nota per le opere coloratissime, oltre che per il suo essere stravagante, originale e pop ancora oggi ad 88 anni; con i suoi look eccentrici ricorda un pò Lady Gaga ai tempi d’oro. Il libro nasce esplicitamente per bambini, infatti sebbene al suo interno siano illustrate la vita e la carriera di questa grande artista, non viene invece menzionata la sua malattia mentale e il fatto che ora risieda in manicomio, un tratto della sua vita che la caratterizza a fondo ma che è troppo difficile da poter spiegare ad un bambino.

Ma torniamo a Yayoi e scopriamo un pò di più sulla sua vita , che devo dire è stato tutto all’infuori che facile e monotona.

yayoi-kusama-instagram-3Yayoi Kusama nasce a Matsumoto City, in Giappone, il 22 marzo 1929. Matsumoto e’ un paesino tra le montagne a duecento chilometri da Tokyo, è vissuta lì durante tutta l’infanzia, l’adolescenza e durante la guerra. Qui viene temprata dalla rigida educazione della famiglia, dal rigore della pittura tradizionale Nihonga, dal duro lavoro nelle imprese tessili in periodo di guerra. La sua “Dot Obsession”, l’ossessione dei puntini, questo tema della sfericità e del punto era il suo mondo.

Nel 1939, alla fragile età di 10 anni, Yayoi Kusama elaborava un misterioso disegno in cui una donna giapponese in kimono, presumibilmente la figura materna, appariva completamente obliterata da una serie di pois.

Lo scarabocchio sintetizzava in pochi elementi quella che era stata la sua prima allucinazione nevrotica, scatenata dal pattern floreale di una tovaglia: improvvisamente Yayoi si era resa conto che il medesimo motivo ricopriva soffitto, finestre e pareti della stanza, il suo corpo e tutto ciò che la circondava. Iniziò a sentirsi realmente svanire nell’immensità dell’universo, ridotta a un nulla.

I fiori si rivolgevano a lei con voce umana e, nel timore che la inghiottissero, fuggì via spaventata.

Le allucinazioni, visive e uditive, furono più tardi attribuite a un disturbo noto come “sindrome di depersonalizzazione”, una sorta di scissione percettiva dal proprio corpo e dai propri processi mentali.

Yayoi proveniva da una venerabile e severa famiglia di floricoltori giapponesi,  la sua infanzia era stata segnata da un’educazione oppressiva, nonché dai ripetuti e perversi abusi sessuali materni.

Questo la segnò profondamente, tanto che  lei stessa racconterà che ossessione e paura del sesso sono sempre convissuti in lei.

Qui ha inizio un’espressione artistica in bilico tra genio e follia che ci ricorda un pò quella di Van Gogh.

Il risultato è qualcosa di estremamente originale ed unica nel suo genere, frutto della sua esperienza e della malattia che la colpì fin da giovanissima: l’arte per lei non è solo esternare la propria sensibilità ma è una terapia, un modo per concretizzare il problema e affrontarlo.

Quest’ artista e scrittrice nipponica è considerata tra i grandissimi precursori della pop-art, ed ha influenzato contemporanei come Andy Warhol, Claus Oldenburg e Roy Lichtenstein.

A 27 anni lascia la sua terra natale «troppo piccola, troppo servile, troppo feudale, troppo sprezzante verso le donne» e vola a New York, dove incontra Georgia O’Keeffe, che diventa per lei una sorta di madrina e l’aiuta a farsi conoscere dal pubblico e ai collezionisti.

Nel 1952  Kusama lavora ad un ritmo impressionante. La sua prima mostra personale tenutasi a marzo, presenta 250 opere, mentre  una seconda mostra, nel mese di settembre espone ulteriori 280 pezzi.

Il linguaggio dell’arte è  per lei terapeutico, l’unico modo per poter sopravvivere ai continui episodi depressivi e allucinatori, e ai pensieri suicidi: l’ossessività compulsiva con la quale disegnava era espressione del desiderio di sfuggire ai traumi psicologici di cui era stata vittima.

Nel 1959 crea i suoi primi lavori della serie Infinity Net, delle grandi tele lunghe quasi una decina di metri. Negli anni ’60 si dedica all’elaborazione di nuove opere d’arte, per esempio Accumulatium o Sex Obsession,  realizza numerose performance provocatorie e osé dipingendo con dei pois i corpi dei partecipanti o facendoli “entrare” nelle sue opere. Joseph Cornell era impazzito d’amore per Kusama, le scriveva anche tredici lettere in un giorno.

yayoi_kusama_louis_vuittonDal 1961  Kusama è ricoverata regolarmente per esaurimento e Georgia O’Keeffe convince il proprio rivenditore Edith Herbert per l’acquisto di alcune opere, al fine di aiutare Kusama che e’ anche in gravi difficoltà finanziarie.

Infine, tornata in Giappone, a partire dal 1977 Kusama per scelta personale ha preso alloggio nell’ospedale psichiatrico Seiwa, dove ha sempre detto di trovarsi bene e dove inizia a scrivere poesie e romanzi surreali. Nello studio a Shinjuku dipinge da allora tutti i giorni, costretta su una sedia a rotelle,  naturalmente ricoperta di infiniti pois.

Il suo lavoro è presente nelle collezioni dei più prestigiosi musei di tutto il mondo: dal Museum of Modern Art di New York alla Tate Modern di Londra, dal Centre Pompidou di Parigi al National Museum of Modern Art di Tokyo, città dove oggi l’artista vive e lavora.

I suoi dots sono riusciti a contaminare anche la moda e hanno invaso il pattern monogram di Louis Vuitton con un’edizione limitata di borse ed accessori ed istallazioni pop in tutti gli store nel 2012.

Il 1° ottobre 2017 è stato inaugurato a Tokyo un suo museo personale, il Yayoi Kusama Museum, su iniziativa della fondazione omonima che si occupa della gestione e promozione del patrimonio artistico di Kusama.

My life is a dot: that is, one of million particles. A white net of nothingness composed of an astronomical aggregation of connected dots will obliterate me and others, and the whole of the universe. ( YAYOY KUSAMA )

 

Sara Falciani
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