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29 Feb

Brunelleschi e la sua cupola: curiosità

Molto spesso, quando visitiamo le citta d’arte, soprattutto italiane, ci troviamo di fronte a tante e tali bellezze da non interrogarci mai sulla loro storia, gli aneddoti legati alla loro costruzione o ai loro artisti.

Eppure non c’è niente di più bello per avvicinarsi all’arte di scoprire questi passaggi segreti, queste curiosità che, alla fine, di sicuro ce le fanno apprezzare anche di più.

Oggi è il compleanno di una delle opere più belli tra i tanti che Firenze custodisce: la cupola di Brunelleschi compie 600 anni.

CURIOSITA’

Cominciamo con le informazioni più banali e con il dirvi che Santa Maria del Fiore è il nome del duomo di Firenze (informazione non scontata per molti).

La costruzione della cattedrale fu affidata all’architetto  Arnolfo di Cambio che si occupò della sua progettazione senza mai spiegare come avrebbe concretamente realizzato la cupola che tutti potevano ammirare su carta guardando i suoi disegni e che già appariva maestosa.

La cupola non fu realizzata dallo stesso architetto artefice del duomo. La sua costruzione impensierì  non poco i capimastri dell’epoca per una serie di problematiche tecniche che la sua forma e peso comportava. Alle fine per la sua ideazione, il 19 Agosto del 1418,  fu indetto un concorso al quale molti geniali tecnici del tempo parteciparono e non mancarono, come riportò il Vasari nei suoi racconti, “i balordi con le idee più bizzarre”.

Fu Brunelleschi a vincerlo: architetto, ingegnere, scenografo, matematico, scultore. Un genio dalla personalità poliedrica e dal carattere poco simpatico, grande protagonista ed addirittura pioniere del Rinascimento fiorentino con Donatello e Masaccio. In realtà per i primi anni il Brunelleschi considerato da molti rozzo e poco colto fu affiancato dal Ghiberti, che aveva anch’egli partecipato al concorso, ma i continui litigi e dissapori tra i due comportarono una serie di ritardi, tanto che, qualche tempo dopo, lo stesso Ghiberti decise di ritirarsi.

La cupola viene considerata una opera unica nella storia dell’architettura, soprattutto  quella del tempo. Infatti la sua costruzione non seguì nessuno delle tecniche  e schemi tradizionali, come per esempio l’uso delle centine. Il Brunelleschi inventò un metodo assolutamente nuovo, risolvendo problemi e trovando soluzioni giorno dopo giorno.

Una leggenda narra che poco prima di partire per Roma, Michelangelo scrisse al padre per annunciargli i lavori della cupola di San Pietro: “Vo’ a Roma a far la su’ sorella, più grande sì, ma non più bella”. Il peso delle due opere, tuttavia, è molto diverso: la cupola del Brunelleschi pesa 37.000 tonnellate, la cupola di San Pietro 14.000 tonnellate nonostante le dimensioni siano simili. La differenza, però, sta nello spessore della muratura.

L’interno della cupola , ossia i bellissimi affreschi che l ‘arricchiscono sono opera del Vasari ( in un primo tempo) e dello Zuccari.

In realtà la cupola al suo interno doveva essere impreziosita da mosaici ma in un secondo tempo si preferì la tecnica dell’affresco non solo perchè in quel periodo i mosaici erano costosi ma anche perchè erano già poco utilizzati al tempo e per di più c’erano anche problematiche tecniche dovute al peso ulteriore che attaccare le tessere avrebbe comportato gravando troppo su una cupola già pesantissima. Vasari, purtroppo, prima di morire potè realizzare solo il primo cerchio di dipinti, quello piu stretto vicino al buco. La meravigliosa pittura fu terminata da Federico Zuccari, quasi senza aiuti, cosa del quale lo stesso Zuccari fu sempre particolarmente orgoglioso.

Il tema che i visitatori troveranno sopra la loro testa volgendo gli occhi al cielo è quello del ” Giudizio Universale”.

Sulla cupola spicca ancora oggi una palla di rame opera del Verrocchio.  La palla ebbe non pochi problemi. Essendo realizzata con una gran quantità di rame l’opera attirava i fulmini. Il 27 Gennaio del 1601 la palla fu colpita e rotolo giù dalla lanterna per poi essere riposizionata e dominare ancora oggi piazza del Duomo.

Chiudiamo con le parole dedicate a questo splendore ingegneristico da Leon Battista Alberi nella sua opera “DE Pictura”:

«Chi mai sì duro o sì invido non lodasse Pippo architetto vedendo qui struttura sì grande, erta sopra e’ cieli, ampla da coprire con sua ombra tutti e’ popoli toscani, fatta sanza alcuno aiuto di travamenti o di copia di legname, quale artificio certo, se io ben iudico, come a questi tempi era incredibile potersi, così forse appresso gli antichi fu non saputo né conosciuto?» ( Leon Battista Alberti)

 

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Sara Falciani